Abbiamo intervistato Sebastiano Zanolli, coach motivazionale e speaker del Marketing Business Summit 2018, a proposito di motivazione sul lavoro.

Che doti deve avere un buon manager?

Mi viene facile rispondere ma potrebbe non accontentare tutti, dico “l’umanità”. E mi tocca spiegare bene.

L’umanità è secondo me la dote più importante in qualsiasi campo e più sale il livello più devi esserne dotato. È quella sensibilità di comprendere il momento, il contesto, le persone che ti sono davanti e che non sempre riescono ad esprimersi per come vorrebbero.

L’umanità è quella dote che ti porta a chiederti se è davvero colpa del tuo collaboratore o invece è colpa tua, se non capisce lui o ti sei spiegato male tu. E ti porta a ragionare e migliorare sempre. Non tanto per il desiderio di essere migliore ma per cercare di rendere migliore la vita anche a chi ti sta intorno, il cliente, il collega, il fornitore.

Estrarre la parte migliore dalle persone, in un determinato ambiente, è ancora una questione di umanità.

L’Intelligenza Artificiale mi affascina ma a questo ancora non è arrivata e, per quello che capisco, macinerà tanti dati e ipotizzerà azioni, ma l’intuito che ti spinge a dimostrare umanità rimarrà un’altra cosa.

L’umanità è quella scintilla che, lasciamelo dire… fa la grande differenza.

Non voglio essere banale, non sto dicendo di essere “amiconi”, di scusare tutto, di dire: “tanto ci capiamo no?”.

Una organizzazione ha bisogno di certezze, di eliminare i: “ma io credevo”, “io pensavo”, “mi sembrava ovvio che…”.

Si può essere umani anche quando sei “severo ma giusto” come quei commenti che vedi sui social. Si può essere umani anche da manager e da grandi manager.

Si parla molto di motivazione: ma se tutto va storto, come risollevare il morale e l’azienda?

Ecco questa è una bella domanda e un bel problema. Purtroppo, mi sento di dire che fotografa perfettamente un’idea sbagliata. C’è l’idea che le persone vadano motivate da fuori, continuamente, per fare di più o che basti la motivazione se le cose non vanno. E se alla fine le cose non funzionano proprio allora devi trovare un altro motivatore o toccare altre corde.

In realtà la motivazione funziona quando il terreno è già fertile. Quando ogni persona sa cosa sta facendo e perché. E quando l’azienda ha un suo perché ben preciso.

Se così è allora la motivazione è attivabile, risvegliabile, diffondibile.

Se non funziona purtroppo bisogna andare a monte. Qualcosa non funziona e spesso il problema non è causato dai dipendenti ma da chi li organizza e guida.

Nessuno si muove per i motivi di un altro, se te ne dimentichi brancoli nel buio e sei carne da macello per i venditori di fumo motivazionali.

Si torna al punto di prima, all’umanità. Hai il coraggio per metterti in discussione o preferisci ricorrere a chi vende motivazione come le ciambelle fritte al Luna Park?

Il web è davvero una miniera d’oro per le aziende per trovare nuovi clienti?

Io penso che le relazioni siano una miniera d’oro per chiunque abbia un prodotto o servizio. E che il web ha fatto sì che le relazioni possano essere più veloci e con meno confini, con meno limiti, con meno barriere all’ingresso. Anche qui il mercato è affollato da gente che ti promette di tutto, facilmente, senza sforzi, basta pagare.

Io non ci credo, perché non ho visto risultati senza sforzo, serietà e strategia.

È questione ancora di metodo, di pianificazione (piano B compreso), di capacità di relazionarsi e soprattutto di generare contenuti importanti, seri, utili e darli in modo fruibile e semplice.

Collegando il “dare” al tema dell’umanità, noto che molti se ne dimenticano, influenzati dalla distanza fisica che il web offre. Per me che ho iniziato da venditore, spendendo giornate di ansia e noia nelle sale di attesa di clienti e buyer, è molto semplice. Prima di avere qualcosa, di vendere, dovevi dare. Dovevi saper ascoltare, comprendere, conquistarti la fiducia.

Nell’Offline questo ti si presenta in modo chiaro e indiscutibile.

Oggi vale ancora anche nell’online, anzi di più ma molti pare se lo siano dimenticati. Certo, la velocità non aiuta, ma si tratta ancora di questo. Si tratta di relazioni. Forse anche di amore. Come dice Dicky Fox nel film “Jerry Maguire”, senza amore per il prossimo non si vende uno spillo. Neanche nel web.

Ultima domanda. Volevo fartene tre ma hai citato “La grande differenza” e se non sbaglio sono ormai 15 anni che ne parli. È cambiato qualcosa?

Sì e no. Da una parte i concetti base per raggiungere le proprie mete rimangono: gli obiettivi, voler essere all’altezza della propria vita (non delle aspettative degli altri), fare chiarezza, gestire il tempo e le energie. D’altra parte, però sono passati 15 anni e il mondo è cambiato, tutti noi siamo cambiati. E continua a cambiare più veloce di prima.

In uno scenario di questo tipo, nella società liquida, penso i tempi siano maturi per un approccio ancora più elastico ed evoluto. Un piano B degno di nota come ho detto prima. E sto lavorando sul concetto di “equilibrio dinamico”. Con rispetto, senza aderire a formule assolute e standard, che mi spaventano sempre (una cosa sola, il metodo danese, il magico potere di tenere ordinato qualsiasi cosa) e pensare sia sempre tutto nero o tutto bianco.

Questi atteggiamenti, a mio parere, pure essendo ottimi per vendere libri e corsi, dividono le persone in due categorie, chi ce la fa e chi no. Chi ha le caratteristiche per attenersi va bene, gli altri fuori.

Penso sia tempo di conoscere e cogliere le sfumature. Ad esempio vita e lavoro ormai sono troppo connesse per poterle separare e bisogna tenerne conto. Scopo e produttività, sicurezza e scopo, passione e lavoro…

L’equilibrio dinamico è quello che puoi osservare in un surfista. Sempre in equilibrio, sempre in movimento, sempre a controllare mille spinte e contromosse. Pronto a cogliere l’onda giusta e tenersi ancora più saldo quando arriva quella che lo potrebbe far finire in acqua.

Sembra statico ma non lo è, il suo è un equilibrio dinamico.

Ecco l’evoluzione della Grande Differenza sarò in questo senso.

Competenze, umanità.

Capacità di stare sull’onda, in un equilibrio dinamico, godendosi la cavalcata.

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